STUDIO Milano
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Vittorio Sgarbi
Su Officina Canuti

…Alberto Bartalini, per gli studi sui quali si è formato e per sensibilità personali, attraverso l'uso di una spettacolarità ragionata e progettata, prende come palcoscenici le strade, le piazze e i luoghi pubblici, e in quegli spazi fa esibire gli artisti con i quali collabora consentendo loro di raggiungere quei toni alti in grado di incidere.
Gli scenari sui quali fa intervenire gli artisti sono infatti "grandi", relativamente al contesto in cui si svolgono e in quegli spazi consente ai segni d'Arte di sostare il tempo della provocazione o della stimolazione, facendone rimpiangere la presenza dopo la loro smobilitazione.
Non a caso questa premessa essenziale e indispensabile per interventi che vogliono aspirare alla permanenza.
L'Effimero, quindi come assaggio, oltre che richiamo consapevole al divenire continuo e al trasformarsi della realtà.
Con l'Artista Nado Canuti, con la sua poliedrica creatività e le sue "Mutevoli Forme" che appartengono alla sua più felice produzione, l'Officina che da lui ha preso il nome, ha esaltato proprio la trasformazione e il divenire in un vasto territorio che ormai da tempo ritengo all'avanguardia della sperimentazione artistica accessoria e funzionale.
Ben vengano quelle idee, idee che superandosi si sovrappongono alle precedenti, le cancellino e ne promuovano altre, idee ostentate e propinate laddove magari l'ostacolo può anche essere minore, idee non sempre condivise, e proprio per questo portatrici di novità e rinnovamento, idee giocose ed anche irriverenti, ma che rispettino la massima democrazia esistenziale del ripensamento. Idee comunque.

Gillo Dorfles

… Dorfles: è fondamentale. Direi che una delle ragioni del degrado della nostra società sia proprio quella di essersi, in un certo senso, scissa da quella che era la vita di tutti i giorni. Abbiamo un grosso mercato d'arte a cui non partecipa la massa delle persone; quello che avveniva una volta quando, per esempio, i ragazzi del popolo di Siena seguivano la processione con la tavola di Cimabue… D'altro canto non dobbiamo dimenticare che oggi esistono forme d'arte a cui tutti partecipano e che sono presenti nella TV, nei video, nell'industria. Molte forme d'arte contemporanea si sono diffuse dando a tutti quello che una volta veniva dato a pochi. Si è creata una forte democratizzazione nella fruizione dell'arte… come con questa operazione realizzata con Canuti.

Per i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio con Nado Canuti è stato sorprendente lavorare a tu per tu con l'artista e avvicinarsi in modo così diretto all'arte contemporanea…
..., uno degli errori dell'insegnamento in Italia è di non cominciare fina dalle elementari a "dare in pasto" ai giovani non soltanto capolavori classici dell'antichità ma anche le opere della contemporaneità. E poi, per i giovani il linguaggio di oggi è molto più accessibile di quello di una volta…

…Lo studio dell'arte e della sua storia attraverso la sola pratica mussale è una operazione che appaga una momentanea curiosità ma che poi non è in grado di suscitare interessi ulteriori. Come si può formare nelle persone e nei giovani una coscienza estetica e critica?
…: L'educazione artistica è quasi sempre limitata ai grandi capolavori mentre bisognerebbe insegnare che anche il cucchiaio con cui mangiamo può essere un capolavoro, che anche un oggetto d'uso può essere un'opera d'arte e può coinvolgere problemi artistici. È importante far scoprire le differenze tra oggetto che è un capolavoro e quello che è una "porcheria".

Massimo Canuti

…Benvenuti a teatro, verrebbe da dire a chi si appresta a visitare la mostra di Nado Canuti. Cos'altro aspettarsi, infatti, da titoli come "Teatrino del prestigiatore", "Fuori da tempo", il "Teatro dell' immaginario" o ancora "Il guardiano dell'uovo d'oro", se non di assistere a un qualche spettacolo di misteriosa natura, a un monologo fiabesco, a una commedia farsesca?
Diciamolo. Tutte le opere d'arte sono storie. Alcune talmente brevi da esaurirsi in un concetto, altre più lunghe da invitare lo spettatore a mettersi comodo, magari su una bella poltrona di quelle soffici soffici, e godersi lo spettacolo.
Le opere di Nado Canuti esposte in questa mostra sono, appunto storie. Ammaliano, come certe favole che fanno spalancare la bocca ai bambini. Divertono, per l'aspetto ludico, giocoso, che quasi tutti posseggono. Tengono con il fiato sospeso, come in "Sempre più in alto" – i funambolici giocolieri ce la faranno a non cadere? – o semplicemente catturano con i loro dialoghi muti, con i loro sguardi. Prendiamo "Il giardino dall'uovo d'oro", per esempio. Da dove viene quel bizzarro volatile sullo steccato? A chi appartiene quel prezioso oggetto a cui fa la guardia? Verrebbe quasi voglia di sfidare il pennuto e di toccarlo, quell'uovo, se solo non si temesse di venir trapassati dal suo becco. Ma Nado Canuti si spinge oltre, nelle sue storie, varcando confini a volte simbolici a volte surreali. Basti pensare all'Arringa dell'immaginario". Quindi un ambiguo personaggio – viene in mente Borges – da sopra uno scranno punta il dito verso il povero condannato. Già, condannato. Ma per aver commesso cosa? Ecco allora che occorre una precisazione. Forse non è tutto un raccontare, quanto un suggerire: le prime battute di una storia che solo lo spettatore potrà continuare…

COMUNICATO STAMPA - GRANDI EVENTI
AL VIA IL PROGETTO OFFICINA CANUTI

L'artista e il territorio
La Valdera si contamina d'arte contemporanea
Pontedera 13 novembre 2006 - Il Comune di Pontedera dedica ad uno dei massimi artisti italiani, NADO CANUTI, un evento che coinvolge oltre alla città, anche i Comuni della Bassa e Alta Valdera. Le opere dell'artista nato a Bettolle (Siena) nel 1929, che oggi vive e lavora a Milano, da dicembre contamineranno le città di Pontedera, Ponsacco, Lajatico e Palaja, dando nuova luce alle piazze, agli edifici, e a buona parte del tessuto urbano del territorio, investendo anche il mondo della scuola e offrendo opportunità di laboratori e studi con l'artista che in prima persona trasmetterà agli studenti le teorie, ma soprattutto le tecniche delle arti figurative contemporanee. Officina Canuti è un progetto dell'architetto Alberto Bartalini, che ne cura la regia dopo aver ideato questo evento che cambierà il volto della Valdera: le opere realizzate dal maestro nel corso di un intero anno diventeranno infatti parte integrante del tessuto urbano, arricchendolo di pitture, installazioni, sculture e murales. La direzione scientifica dell'evento è invece affidata al critico d'arte Dino Carlesi, con interventi di Gillo Dorfles e Vittorio Sgarbi. Il progetto "Officina Canuti" che sarà inaugurato il 30 novembre per un intero anno è in sintesi così strutturato:
- una mostra allestita al Museo Piaggio con all'interno un atelier in cui si trovano sculture, calchi, banconi da lavoro, una vera officina in cui verranno mostrati gli strumenti ed i supporti lavorativi dell'artista; (da aprile a luglio 2007).
- una serie di interventi scultorei ed installazioni che riqualificano e contaminano anche a livello urbanistico piazze e strutture architettoniche del territorio dei Comuni interessati.
- un murales permanente realizzato dall'artista Nado Canuti sulla facciata di un palazzo di proprietà della Provincia, prospiciente piazza Andrea da Pontedera, che sarà completamente ridisegnata.
- laboratori e officine dirette dal Maestro.

Arturo Schwarz
Canuti: un autoritratto in quattro tempi e tre dimensioni
da Monografia - Ed. L'Agrifoglio

...Vi è tuttavia una dimensione concettuale innovativa che caratterizza quest'ultimo lavoro di Canuti. Lautréamont sentenziava il secolo scorso che "la poesia deve essere fatta da tutti.Non da uno". Duchamp, abolendo con il Readymade la distinzione fra oggetto comune e artistico, confermava che l'attività creativa non doveva più essere confinata in un ambito specialistico. Canuti trae la logica conseguenza di questi due modi di pensare l'arte e concepisce una scultura a più elementi donando al fruitore il piacere di ricomporla a volontà. Egli ha preso alla lettera l'informazione di Duchamp secondo cui "sono gli spettatori che fanno il quadro". Con quest'ultimo lavoro, Canuti permette a ognuno di dare libero sfogo alla propria fantasia creatrice e di diventare anche scultore, seppur utilizzando elementi prefabbricati che sono, in un certo senso, "Readymade d'artista". Eraclito diceva che "la natura ama nascondersi", un'opera di Canuti non è mai quella che sembra essere: vi si celano genuinità, sapienza e tenerezza. Egli ambisce a restituire coerenza al mondo, e nel suo lavoro ritroviamo le forme dell'assenza, il peso del silenzio, la presenza dell'amore.

Elena Pontiggia
Testo Catalogo Mostra
Palazzo Reale Milano marzo 2002

...Canuti esplora in questo periodo una serie di piccole forme che si disegnano come schizzi di luce su una parete. Oppure realizza una serie di macro-segni, di elementi giganteschi che invadono lo spazio con una loro mite aggressività.
E siamo all’ultima stagione, quella che tuttora continua. È la stagione abitata dalle superfici, dalle lastre, da una nuova acuminata leggerezza. Canuti realizza i suoi teatri traducendo la natura in natura morta, in equilibrio di elementi, di geometrie, di ritmi.
La vera controprova della serenità raggiunta dall’artista, pur con i contrappunti accorati che notavamo, è proprio nel sentimento di armonia che emerge dai suoi racconti metallici.La natura, nelle opere di Canuti, non è sconvolta da cataclismi. È, sempre, una natura a misura d’uomo, incapace di abissi e di sublime, anzi familiare e domestica (non addomesticata, che è molto diverso).
Memoria di un paesaggio di campagna, Val d’Orcia ricordo, Rurale, Pineta, Ritorno, sono alcuni degli esiti più compiuti di quest’ultima fase. In fondo, per Canuti, vale ancora l’aforisma di Klee: “Io sono un astratto con qualche ricordo”.

Giorgio Di Genova

Forse da questa particolarissima sottrazione di movimenti differenziati, che si fa assommativa essenzializzazione espressiva, dove tutto (ala, incastro, ingranaggio, coagulo escrescente, testa, corpo) viene ridotto ai minimi termini della stilizzazione a linee rette e curve e proposto alla visione nella bipolarità del recto e del verso, scaturisce tutta la pregnanza magica e misteriosa dei suoi totem à double face e delle sue reclining figures, vere e proprie macchine antropomorfiche, in cui sono portati avanti certi aspetti della lezione di Moore.
L’onirismo, che è alla base dei processi di formazione delle immagini canutiane, come è più manifestamente dichiarato nei suoi dipinti, contribuisce non poco a determinare l’aura di magia e di presenza allarmante delle sue immagini-apparizioni. D’altronde, Canuti è un artista che ha sempre attinto all’inconscio con personale atteggiamento di recupero della vis interiore. E se agli inizi del suo discorso plastico era la dolorosa esistenzialità a predominare nelle sue figurazioni di un’umanità come combusta dal fuoco del sentimento tragico del vivere, era la primordialità ontologica ben amalgamata al gusto per la materia scabra e poi per le oscillazioni fra la presenza e l’assenza (si vedano i frequenti giochi di pieni e vuoti, di concavità e convessità e addirittura di impronte sulla superficie magmatica del bronzo); ora il filtro della coscienza ha come riequilibrato gli spessori sentimentali e mentali, razionalizzando quasi la carica tragica delle opere d’un tempo in un antropomorfismo evocato per accenni controllati da un sottinteso esprit de géometrie che si risolve in meccanismo. Ed è ancora un portato dell’inconscio, dato che la macchina è un’invenzione dell’Es, il quale l’ha prodotta a sua immagine e somiglianza, poiché, come insegnano Deleuze e Guattari, l’Es è macchinico, anzi è una macchina desiderante o meglio una serie di macchine desideranti collegate tra loro. Il che spiega anche perché dal Futurismo in poi la macchina ha avuto un posto di privilegio nell’immaginazione di tanti artisti.

Pier Carlo Santini - 1975

...Ora Canuti delinea motivi di estrazione geometrica, programmando un sistema di combinazioni ottenibili scomponendo la figura di partenza, che si ipotizza essere la più chiusa e conclusa. In essa, in fondo, si realizza ancora una volta l’aggancio e il nesso tra positivi e negativi che stanno alla base del suo comporre.
Ma subito dopo nasce o può nascere l’invito ad “aprire” la composizione, cercando altri modi di rapporto fra i pezzi così combinati. I quali dunque sono stati predisposti allo scopo, e “guidano” così verso formulazioni “non” casuali, che hanno però, ovviamente, aspetti e significati plastici e spaziali. Muta o può mutare integralmente il senso degli equilibri, possono rompersi le simmetrie, possono sorgere dissonanze, si può passare dall’orizzontale al verticale e viceversa, si può ridurre o aumentare il numero delle componenti. Ed altro ancora. Se il principio – quello della diversa componibilità – non è nuovo, nuove mi sembrano però le modalità e nuovo il complesso degli effetti che Canuti ha elaborato e raggiunto, indenne da sistematizzazioni di natura e di spirito geometrici, ed anche da quegli aspetti “divertissement” che talora caratterizzano operazioni di questo genere. Niente di più estraneo al suo carattere, insomma, che l’assetto compositivo fondato su misure matematiche o su accorgimenti ottici e visivi. Ed al contrario l’aspirazione a conservare a queste forme mobili una carica emotiva e un potere di suggestione assai pronunciati.

Marco Valsecchi - 1973

...Ciò che sorprende ancora nelle opere di Canuti, è appunto questa fonte di calda vita, di origine, di cominciamento, di forza tranquilla. La quale riesce a coporsi anche ai più crudi condizionamenti della società organizzata.
Il contrasto che si determina da questo germe vitale e le ferrigne strutture, gli ingranaggi, è un altro motivo di forte invenzione: e l’artista se ne serve per creare in pari tempo drammatiche architetture e imponenti ritmi, con novità di conformazioni plastiche inattese e suggestive. E anche da questo lato l’espressionismo informale è separato, in quanto quei motivi di architettonica definizione sono, anch’essi, coscienza di una precisa formulazione culturale sopra una radice di razionalità toscana, che in lui, maremmano di Piombino, e allea spontaneamente a quel rustico fondo di genesi terragna che si è detto in principio.
Da qui la crescita, anzi la maturazione del suo istinto da scultore in immagini complesse e originali, destinato a figurare nel panorama della giovane scultura italiana con sempre più viva intensità.

Elvio Natali

...in un’epoca di conclamato acnicismo, di trionfalismo positivistico, l’uomo moderno avverte come controarte la voce dell’irritazione, dell’incognita realtà che il “muro d’ombra” preclude all’indagine della ragione.È appunto di quest’ansia o presentimento dell’ignoto – di vago sapore neoromantico – che Canuti si fa interprete o, come direbbe Proust, “traduttore”. Con un linguaggio, nonostante tutto, classico, come quello che ha caratterizzato tutte le fasi della sua produzione.
Classico, intendiamo, nel senso di una “tecnica rigorosa” nella concezione e impaginazione dell’immagine, a seguito di un preciso controllo del momento mentale sul dato del sentimento.

Roberto Tassi - 1971

...se come prima cosa abbiamo considerato l’elemento che pone il rapporto di quest’opera con il mondo che la circonda, in qualche modo un elemento sociale e quasi storico, ora dichiariamo un elemento individuale, interiore e quindi quasi psicologico: in ognuna delle sue sculture Canuti compie il tentativo di esprimere, anziché la natura o gli oggetti, quell’insieme di sentimenti, idee, impulsi che formano la sua realtà interiore: spinto proprio dal bisogno autobiografico Canuti dà materia, volume e spazio a dei fatti che non ne hanno se non in senso simbolico, compie il trapasso da una entità spirituale a una entità materiale, insomma attua la fusione materica, tattile e corposa del flusso di pensiero.Tra i due elementi ci può essere antinomia, ma non vera contraddizione e quando essi si trovano congiunti nell’opera di Canuti, dimostrano che egli parla di se stesso per parlare dell’uomo, e che queste immagini, che crescono come stratificazioni su un nucleo intimo, trapassano poi naturalmente in simboli della condizione umana.
Infine un terzo elemento si riferisce al linguaggio: le superfici sono scabre, ruvide, scalpellinate, ricche di bugni, di speroni, quasi di pieghe, di increspature, a volte lacerate, tagliate, irte; mai piacevoli, ma fortemente opposte a uno sguardo che voglia contemplarle, perché solo si può subirle, esserne colpiti o feriti; non c’è compiacenza, ma dura, oscura drammaticità. Anche perché la luce su questi anfratti, pertugi, irritazioni dermiche batte a sbalzi, non scorre, e crea così uno spazio complesso, diseguale, moltiplicato e quindi aperto oltre i confini dell’opera, simile, per quanto è possibile, a uno spazio psicologico.

Franco Russoli

...Nelle sue forme drammatiche, consunte, anchilosate, tese verso un gesto di salvezza e di pietà, nella loro struttura diroccata che si attanaglia al suolo come alla vita, che si lacera nel protendersi alla luce – come nella loro vibrante epidermide, ferita e arida per una febbre di ribellione e di ansiosa sete di esistenza –, non è la deformazione illustrativa dell’immagine, non è la costruzione narrativa della vicenda, che danno la chiave di lettura. È proprio il naturale crescere dei volumi in organismi, è la misura della collocazione nello spazio, che di per sé comunicano il significato poetico di questa sofferta indagine sulla realtà. Canuti ci rivela nelle sue opere una pietas nutrita di amara coscienza e lo fa innervando immagine e materia di tremiti e scatti e lacerazioni del sentimento spontaneo. Non si serve del mezzo plastico per svolgere un racconto, per descrivere: il suo racconto è incarnato nella scultura stessa.

Mario De Micheli - 1969

Caro Canuti, apprendo con piacere della tua mostra personale a Brescia. Sono certo che vi troverai il consenso che il tuo lavoro si merita. Ho seguito per tre anni le fasi della tua ricerca plastica e so con quale impegno, con quale accanita passione tu l’abbia condotta avanti. Sei uno scultore, autentico, con sicure doti. Hai forza, asciutta energia, e soprattutto possiedi un nucleo poetico interiore che costituisce la vera spinta del tuo operare figurativo: un nucleo poetico di virile e dolente drammaticità. Questa è la vera ragione per cui la tua scultura non gira a vuoto, per cui il tuo espressionismo non è mai approssimativo, ma riesce a coagularsi in forme dure, risentite, e per cui puoi anche avventurarti sulla strada difficile del “racconto” senza cadere nell’episodico, come i tuoi bassorilievi dimostrano egregiamente. Così mi piace salutare la tua mostra bresciana e farti gli auguri per questa “uscita in pubblico”, come si dice. E spero anche, tra una decina di giorni, di fare un salto a Brescia per vedere qualche pezzo che non ho ancora visto.

Nicola Micieli
Come trampolini dell'immaginario
da Sculture

...La prova dei rilievi in cui la complessità spaziale e morfologica dell'organismo plastico deve essere risolta o ridotta alle potenzialità del piano, è stata dunque un passaggio cruciale per lo sviluppo della ricerca di Canuti negli anni Settanta, quando andarono gradatamente arretrando i referenti figurativi per lasciar posto a sintetiche forme giocate tra natura e cultura, i due poli dalla cui corretta interazione dipende il destino degli uomini e delle civiltà. Ambivalenza, questa, che ha sempre contrassegnato come un sigillo la scultura di Canuti, rimandando a un retroterra di sensibilità e di memoria culturale che filtra e si impone come contenuto poetico anche dove l'impianto appare più astraente. Non bisogna dimenticare che l'artista ha più volte dichiarato di mirare alla forma pura come a un approdo ideale, a un'isola di Utopia e a me pare di poter intendere una forma purificata da ogni elemento accidentale, ma non certo congelata entro lo schema esatto della struttura geometrica o del modulo biomorfico.

Luciano Caramel
Scultura come forma assoluta e polimorfa

La scultura di questo ventesimo secolo ormai definitivamente al tramonto ha i suoi eroi, identificabili in quanti hanno testimoniato la loro fiducia nelle possibilità di tale linguaggio antico quanto l’uomo sforzandolo, tendendolo, mettendolo in discussione, per contrastare una monumentalità divenuta monumentalismo, una nobilità di materiali fattasi anacronistica, una perizia tecnica svuotata di funzioni, avviatasi su se stessa: contro la scultura trasformatasi in statuaria, insomma, contro il mestiere ribaltato da strumento a obiettivo, contro la materia caricata di valori feticistici.Mi riferisco alla razza dei Picasso, dei Boccioni, dei Brancusi, dei Gabo, del Giacometti, degli Arp, dei Gonzales, dei Calder, dei Moore, e poi dei David Smith, dei Caro, che, rinnovandola dall’interno, ridiscutendone gli statuti senza integralmente negarla, la scultura l’hanno salvata, per ora almeno, perché, in verità, l’interrogativo, alla vigilia del nuovo millennio, resta quello sul futuro della scultura, piuttosto che sulla scultura del futuro.
Nado Canuti è di quella razza, da sempre, da quando, negli anni Sessanta, comprese quale fosse la sua vera vocazione, scegliendo una via oltre tutto, allora, anacronistica, quelladi un fare profondamente radicato nelle tematiche esistenziali e insieme teso a travalicare qualsiasi compromissione con la relatività e provvisorietà del quotidiano.I suoi temi furono subito l’uomo, la donna, la coppia, la genesi, la metamorfosi, la germinazione, la nascita, la morte, sul registro del generale, dell’universale, non del particolare, del singolare. “Il mio lavoro di scultore”, ha scritto di recente Canuti (nella monografia dedicatagli nel 1995 da Arturo Schwarz per i tipi delle milanesi Edizioni L’Agrifoglio) ha sempre seguito il corso della vita e delle emozioni che dalle cose e dalla natura scaturiscono.Nella mia ricerca ho privilegiato un’idea ininterrotta che possa però continuamente mutare e non si interrompa per fatti episodici od occasionali. Ogni tentativo rinnova questo mio interesse per la ’forma assoluta’ che ovviamente resta un’utopia per ogni artista sebbene il fine non venga mai rimosso dalle difficoltà di esecuzione”.
La “forma assoluta”, quindi: ossia sciolta, non condizionata e quindi compiuta, perfetta.Un traguardo che deriva da un assunto pregiudiziale che libera l’artista e dai lacci del contingente e dalle limitazioni del formalismo.La sua “forma assoluta” è nel contempo innervata dalle linfe della vita e da interne intenzionalità significanti. Non deriva da meccanismi deduttivi, ma dal procedimento induttivo muove per elevarsi ad una dimensione di totalità.Processo che è tutt’altra cosa dal cambiare l’ordine dei fattori, che, si sa, il prodotto non cambia.

LAMINATO